martedi 24 marzo 2026
Incontrare Yeon Sang-ho significa confrontarsi con un autore che ha saputo trasformare il genere horror in uno specchio deformante della realtà coreana (e globale). Nonostante il successo planetario di Train to Busan, il regista accoglie con un sorriso l’etichetta di "autore horror": "È bene avere un’etichetta che ti definisca," ammette, consapevole che i generi sono solo vasi comunicanti per esplorare l'animo umano.
Per Yeon, l’orrore non è mai fine a se stesso. Se in molti film di genere lo zombie è un mostro da abbattere, in Train to Busan gli infetti rappresentano qualcosa di più profondo e inquietante: la massa mossa dal risentimento e dalla competizione sfrenata.In questo universo, il "vero mostro" non è necessariamente chi morde o chi viene dall'inferno. Parlando di Hellbound, la sua acclamata serie Netflix, il regista chiarisce un punto fondamentale:"Il mostro non è l'esecutore soprannaturale, ma l'uomo che usa il pretesto della giustizia divina per scatenare la propria violenza e il proprio fanatismo."
Un punto centrale della conversazione è stato l'evoluzione dei personaggi femminili. Se nel cinema coreano del passato la donna era spesso relegata a ruoli di vittima o comprimaria, nella filmografia di Yeon la prospettiva è cambiata radicalmente. Da Jung_E fino ai suoi progetti più recenti, le donne sono diventate protagoniste assolute, motori d'azione e pilastri morali in mondi che stanno crollando.
Il futuro del regista guarda nuovamente verso l'Europa. C'è grande fermento per le sue nuove produzioni, con la quale Yeon ha espresso il desiderio e la concreta possibilità di tornare sulla Croisette di Cannes, confermando la sua capacità di unire il cinema "di genere" al prestigio del cinema d'autore internazionale.
Curiosamente, nonostante la sua maestria nel mettere in scena i morti viventi, Yeon Sang-ho ha confessato una lacuna inaspettata: la mancata conoscenza di Lucio Fulci.
Di fronte alla descrizione del "Maestro del Viscerale" italiano e della sua iconica Trilogia della Morte, il regista coreano si è mostrato profondamente incuriosito, promettendo solennemente di mettersi a studiare la filmografia di Fulci. Un ponte ideale che si getta tra la tradizione del gore all'italiana e la nuova ondata coreana.
Il modo di girare di Yeon Sang-ho è un ibrido unico tra la sua formazione nell'animazione e la potenza del live-action. I suoi set sono caratterizzati da:
Storyboard ferrei: Ogni inquadratura è pensata con la precisione del disegnatore, riducendo al minimo gli sprechi.
Coreografia del Caos: La gestione delle masse (fondamentale negli zombie movie) è trattata come una danza claustrofobica.
Minimalismo emotivo: Nonostante la spettacolarità degli effetti visivi, la macchina da presa resta sempre incollata ai volti dei protagonisti, cercando l'umanità nel bel mezzo della tragedia.
Yeon Sang-ho continua a dimostrare che per parlare del "male insito nella società" non serve solo un truccatore esperto, ma uno sguardo capace di scavare sotto la pelle dei sopravvissuti.
Concludere una conversazione con un autore della levatura di Yeon Sang-ho lascia addosso una strana elettricità. È raro trovare un regista capace di spaziare con tale disinvoltura tra il nichilismo delle sue storie e una gentilezza così genuina nel confronto umano. È stato un incontro prezioso, non solo per le anticipazioni sui suoi progetti futuri, ma per la lucidità con cui ha saputo analizzare le pieghe più oscure della nostra contemporaneità. Ci siamo lasciati con la promessa di una visione dei capolavori di Fulci e la certezza che, ovunque lo porterà il suo prossimo viaggio — che sia Cannes o un nuovo incubo distopico — Yeon Sang-ho continuerà a essere una delle voci più necessarie e originali del cinema mondiale. Un incontro che ci ricorda come, anche dietro i mostri più terribili, ci sia sempre un uomo che cerca di capire cosa ci rende ancora umani.
s.tar⭐
sabato 21 marzo 2026
Florence Korea Film Fest
Il Peso delle Scale: Perché il Nichilismo di "Halo" è un Atto di Verità 🖤🖤🖤
Il cinema coreano spesso non cerca la consolazione, ma la collisione. ed i registi esordienti hanno un bisogno viscerale di urlare la propria verità senza filtri, senza le "comodità" narrative dei veterani. Halo, opera prima di Roh Yoon-wan, ne è la prova più cruda: una cronaca dell'erosione dell'anima che avviene in pieno giorno, tra pacchi da consegnare e sogni chiusi in un furgone. Se Roh Yoon-wan ha scelto questo nichilismo, è perché probabilmente vede la realtà coreana (e non solo) come un vicolo cieco per chi, come il protagonista del suo film , ha solo la propria onestà come scudo.
Min-joon è un ragazzo di una correttezza quasi commovente. Lo vediamo rincorrere una ladruncola fino a restare senza fiato per recuperare un pacco che "non è neanche suo". In quel respiro corto c’è tutta la tragedia del suo personaggio: un uomo, un fattorino che si danna per un sistema che non lo riconosce nemmeno come degno dell'ascensore, costringendolo a salire le scale dei residenti con un carico che diventa, gradino dopo gradino, insostenibile.
Con un padre alcolizzato, una madre fragile e un fratello con disabilità, Min-joon è il pilastro di una famiglia che lo divora. L’unico spazio di libertà è il suo furgone. Lì, nel silenzio, scrive i suoi pensieri su un quaderno. Lì non è un fattorino, è un regista. Il momento cruciale arriva con la profezia di un astrologo: "Hai una cattiva aurea finché resti in Corea, dovresti andartene nel Regno Unito, liberandoti dei tuoi pesi". La risposta di Min-joon è una sentenza d’amore e di morte: "È la mia famiglia". In quella frase risiede la nobiltà del personaggio, ma anche l’inizio della fine. Il film è un crescendo di impotenza, dove la quotidianità si trasforma in una trappola di alienazione e sogni infranti.
La regia di Roh Yoon-wan è magistrale nel rendere questo senso di soffocamento. La fotografia splendida si sposa con riprese a mano e una luce naturale che rendono l’ambiente reale, crudo, quasi documentaristico. Non c’è artificio, c’è solo la fatica di un ragazzo giovane e sano che, nonostante tutto, non riesce a cambiare il presente. Ed il finale ci lascia con un sapore amarissimo.
È il racconto di un'alienazione che non ammette deroghe. Min-joon cade perché il sistema è troppo pesante, e il suo sacrificio resta impresso nella nostra memoria proprio perché ingiusto.
Uscendo dalla sala, il primo istinto è la rabbia. Ma a mente fredda, si comprende la grandezza di questa scelta nichilista. Se Min-joon ce l’avesse fatta, noi spettatori saremmo usciti sollevati, dimenticando il dramma dei "nuovi invisibili" un minuto dopo. Invece, negandogli il lieto fine, il regista Roh Yoon-wan compie un atto di onestà brutale: ci costringe a tenere sulle nostre spalle il peso di quelle scale. Non ci permette di scappare.
Non si tratta di pessimismo gratuito, ma di un grido d'allarme necessario che serve a svegliare le coscienze, piuttosto che a cullarle. Min-joon viene schiacciato da un destino che non ammette deroghe. Il finale drammatico non è un evento improvviso, ma l’inevitabile conclusione di una salita dove il respiro si fa sempre più corto, fino a spegnersi.
Resta la sensazione di aver assistito a una verità necessaria quanto dolorosa: un’opera che scava nel cuore e non chiede scusa per la sua spietatezza.obbligandoci a guardare ciò che spesso preferiremmo ignorare.
Film magnifico, da vedere piu volte...
per aiutarci a riflettere s.tar⭐
sabato 21 marzo 2026
Florence Korea Film Fest
저울의 무게: "헤일로"의 허무주의가 진실의 행위인 이유🖤🖤
한국 영화는 종종 위로보다는 충돌을 추구한다. 그리고 신인 감독들은 베테랑 감독들이 제공하는 서사적 "위안" 없이, 여과 없이 자신의 진실을 외치고 싶어 하는 본능적인 욕구를 지닌다. 노윤완 감독의 데뷔작 <후광>은 이러한 경향을 가장 적나라하게 보여주는 작품이다. 배달해야 할 소포와 밴 안에 갇힌 꿈들 사이에서, 대낮에 펼쳐지는 영혼의 붕괴를 기록한 작품이다. 노윤완 감독이 이러한 허무주의를 택한 것은 아마도 그가 한국 사회(그리고 그 너머)의 현실을, 영화 속 주인공처럼 오직 자신의 정직함만을 방패 삼아 살아가는 사람들에게는 막다른 길로 보고 있기 때문일 것이다.
민준은 거의 감동적일 정도로 정직한 젊은이이다. 그는 숨이 찰 때까지 좀도둑을 쫓아가며 "자기 것도 아닌" 소포를 되찾으려 애쓴다. 그 짧은 숨소리에는 그의 비극적인 성격이 고스란히 담겨 있다. 배달원인 그는 엘리베이터조차 탈 자격이 없다고 여겨지는 시스템 때문에 스스로를 저주한다. 그들은 그에게 감당할 수 없을 만큼 무거운 짐을 지고 주민들의 계단을 오르도록 강요한다. 한 걸음 한 걸음 내딛을 때마다 그 무게는 점점 더 무거워진다.
알코올 중독자인 아버지, 허약한 어머니, 그리고 장애가 있는 동생과 함께 사는 민준은 자신을 갉아먹는 가족의 기둥이다. 그의 유일한 자유 공간은 그의 밴이다. 그곳에서 그는 조용히 공책에 생각을 적는다. 그곳에서 그는 배달원이 아니라 영화 제작자이다. 결정적인 순간은 점성술사의 예언에서 찾아온다. "한국에 머무는 한 당신은 나쁜 기운을 띨 것입니다. 영국으로 가서 당신의 짐을 벗어던지세요." 민준의 대답은 사랑과 죽음이 뒤섞인 한 문장이다. "제 가족입니다." 이 한 문장은 그의 고귀함을 나타내는 동시에 파멸의 시작을 알린다. 영화는 무력감의 클라이맥스를 보여주며, 일상은 소외와 산산조각난 꿈의 덫으로 변해간다.
노윤완 감독은 이러한 숨 막히는 느낌을 탁월하게 전달한다. 훌륭한 촬영은 핸드헬드 촬영과 자연광을 결합하여 마치 다큐멘터리처럼 생생하고 날것 그대로의 분위기를 만들어낸다. 꾸밈은 전혀 없고, 모든 것에도 불구하고 현재를 바꿀 수 없는 젊고 건강한 남자의 고뇌만이 있을 뿐입니다. 그리고 결말은 씁쓸하면서도 달콤한 여운을 남깁니다.
이것은 예외를 허용하지 않는 소외에 대한 이야기입니다. 민준은 너무나 억압적인 시스템 때문에 무너지고, 그의 희생은 부당했기에 더욱 깊이 우리 기억 속에 새겨집니다.
극장을 나서면서 가장 먼저 드는 생각은 분노입니다. 하지만 냉철하게 생각해보면, 이 허무주의적인 선택의 심각성을 이해하게 됩니다. 만약 민준이 성공했다면, 관객들은 안도하며 "새로운 투명인간"들의 비극을 금세 잊어버렸을 것입니다. 하지만 노윤완 감독은 그에게 행복한 결말을 허락하지 않음으로써, 잔혹할 정도로 솔직한 모습을 보여줍니다. 그는 관객들에게 그 계단의 무게를 어깨에 짊어지게 하고, 도망칠 여지를 주지 않습니다.
이것은 쓸데없는 비관주의가 아니라, 양심을 일깨우는 데 필요한 경고의 외침입니다. 민준은 예외를 허용하지 않는 운명에 짓눌립니다. 극적인 결말은 갑작스러운 사건이 아니라, 숨이 점점 가빠지다 결국 멈추는, 피할 수 없는 오르막길의 결말입니다.
남는 것은 고통스럽지만 꼭 필요한 진실을 목격했다는 느낌입니다. 이 작품은 마음을 파고들어 무자비함을 숨기지 않고, 우리가 외면하고 싶어 하는 것을 직시하게 만듭니다.
훌륭한 영화입니다. 여러 번 봐도 좋을 만큼 생각할 거리를 제공합니다.
s.tar⭐
giovedi 20 marzo 2026
Florence Korea Film Fest
Gong Yoo a Firenze: Il Divo Gentile che guarda il Mondo negli Occhi
FIRENZE – C’è un momento preciso in cui un’icona globale si trasforma in un uomo. Per Gong Yoo, quel momento è stato l’inizio del suo incontro a Firenze, quando, con un sorriso timido, ha rotto il ghiaccio provando a salutare in italiano. Non era la recitazione di un copione, ma l'emozione autentica di chi, per la prima volta in Italia, si stupisce quasi di essere stato invitato tra "i grandi".
Accolto da un calore travolgente, l'attore di Train to Busan e Squid Game ha mostrato un volto inedito: quello di un uomo pacato, dalla voce bassa e profonda, capace di argomentare ogni risposta guardando dritto negli occhi il suo interlocutore. Non risposte di cortesia, ma riflessioni mature di chi ha vissuto ogni ruolo come uno specchio di se stesso. "Quando ero giovane vivevo i personaggi in un modo, oggi la maturità mi permette di abitarli con una consapevolezza diversa", ha ammesso con una spontaneità che ha conquistato la platea.
Il Cinema come missione: da "Silenced" a Guadagnino
Il momento di massima tensione emotiva è stato il ricordo di Silenced, un film che lui ha fortemente voluto nonostante la tematica durissima sulla violenza e gli abusi. Un ruolo che lo ha scosso profondamente, a conferma di come per lui il cinema non sia solo intrattenimento, ma un atto di responsabilità sociale.
Nonostante il successo sulle piattaforme, Gong Yoo ha lanciato un appello quasi romantico: "Andate al cinema. Almeno due volte l'anno, uscite di casa. Netflix è comodo, ci permette di scoprire mondi lontani, ma la sala è un'altra cosa". Una visione da vero purista che lo porta oggi a desiderare un futuro da produttore, influenzato dal genio di registi come Yorgos Lanthimos, Wes Anderson e l'italiano Luca Guadagnino.
Ma al di là dei progetti futuri e dei successi passati, ciò che resta di questo incontro è l'immagine di un uomo allegro e modesto. Tra una risata e un aneddoto, Gong Yoo ha dimostrato che si può essere una stella polare del cinema coreano senza perdere l'umiltà del ragazzo che ama studiare e condividere. Domani lo aspetta un workshop: un'altra occasione per parlare di quel linguaggio universale che è il cinema, lo stesso che lui ha saputo onorare oggi con la sua presenza così luminosa e, allo stesso tempo, così squisitamente umana.
Resta però un piccolo rammarico professionale. La generosità di Gong Yoo nelle risposte — lunghe, articolate, mai banali — si è scontrata con una gestione dei tempi fin troppo serrata. Solo sei domande concesse, lasciando in sospeso curiosità che avrebbero scavato ancora più a fondo nella sua filosofia lavorativa.
Avremmo voluto chiedergli, ad esempio, cosa lo spinga a essere così selettivo con i copioni, evitando la bulimia cinematografica di molti colleghi per puntare sulla qualità. O magari, uscendo dal set, se tra un impegno e l'altro riesca ancora a trovare il tempo per la sua amata pesca, quel momento di silenzio così lontano dai riflettori.
La prossima volta, cari organizzatori, un consiglio: con un ospite di questo calibro, dateci più tempo. Il cinema, come le buone conversazioni, non ama la fretta.
s.tar⭐
mercoledi 19 marzo 2026
Florence Korea Film Fest
Yang Jong-hyun apre con la poesia crudele di "People and Meat"
Si è svolta ieri mattina la conferenza stampa di apertura del Florence Korea Film Fest, che ha visto come protagonista assoluto il regista Yang Jong-hyun. Il suo ultimo lavoro, "People & Meat", arriva a Firenze con un bagaglio di critica internazionale importantissimo grazie al successo riscosso al Tribeca Film Festival di New York,
Interpretato da tre giganti della cinematografia coreana,come Park Geun-hyun, Jang Yong e jye Su-Jeong , il film si pone come un potente omaggio alla terza età e, al contempo, come una denuncia necessaria contro l’invisibilità sociale dei più fragili. Se nelle sue opere precedenti Yang ci aveva abituati a esplorare le tensioni umane e la solitudine urbana, in "People and Meat" la sua regia compie un passo ulteriore verso un neorealismo dell’anima.
Da spettatrice, devo dire che il film mi ha colpita nel profondo e mi è piaciuto veramente tanto per come riesce a trasformare la marginalità in pura dignità visiva; è un cinema che non si limita a osservare la decadenza, ma scava nella fame di vita di chi è stato messo ai margini, dalla società o dalla stessa famiglia.
A colpire è soprattutto la splendida fotografia e la scelta meticolosa del tipo di inquadrature. La macchina da presa si sofferma con primi piani intensi e ravvicinati sui volti dei protagonisti, specialmente nelle scene in cui mangiano in silenzio. Questi momenti di pura fisicità diventano più eloquenti di qualsiasi dialogo, trasmettendo la solitudine, la fame e la dignità residua in modo quasi tattile. Altrettanto potenti sono le riprese a rallentatore (ralenty) utilizzate per evocare i ricordi dei momenti intimi della loro vita passata: queste sequenze eteree contrastano dolorosamente con la crudezza del presente, creando un'atmosfera sospesa tra nostalgia e disperazione.
Il regista Yang Jong-hyun si è presentato alla stampa con estrema cordialità, rispondendo con generosità a ogni curiosità. Un momento particolarmente toccante è stato il suo tributo alla cultura e al cinema del nostro Paese. "L'Italia è un modello per come tratta i suoi anziani," ha dichiarato Yang, sottolineando la differenza con la percezione di solitudine che spesso affligge la società coreana.Il regista ha inoltre rivelato le sue radici artistiche, formatesi proprio sui banchi della scuola di cinema studiando i giganti del neorealismo e del cinema d'autore italiano: Pier Paolo Pasolini e la sua forza visiva. Vittorio De Sica, maestro nel raccontare l'umanità più fragile.
Un riferimento speciale è andato a "Nuovo Cinema Paradiso", citato come esempio di cinema che sa parlare al cuore e celebrare il potere dei ricordi.
Presentato in anteprima italiana, People and Meat , stasera, avrà il compito d'onore di inaugurare la 24^edizione del Festival . Le premesse ci sono tutte: un cast stellare, una regia consapevole e un tema che, seppur drammatico, viene trattato con una sensibilità rara che non scivola mai nel sentimentalismo gratuito
Con "People and Meat", Yang Jong-hyun conferma di essere un autore che non cerca il consenso facile, ma la verità. Un debutto che promette di lasciare il segno, riaffermando il Florence Korea Film Fest come un ponte fondamentale tra la complessità della cultura coreana e una sensibilità universale che parla al cuore di tutti.
s.tar⭐
Esistono momenti in cui il cinema smette di essere semplice "visione" per farsi rito, incontro, appartenenza. Presentare la 24ª edizione del Florence Korea Film Fest non significa solo elencare titoli in un cartellone, ma celebrare un atto d’amore collettivo che dura da oltre due decenni.
Oggi, durante la conferenza stampa, tra i discorsi istituzionali dell’assessore Giovanni Bettarini, la visione instancabile del direttore Riccardo Gelli e lo sguardo attento delle curatrici delle varie sezioni Caterina Liverani e Veronica Croce, si percepiva un’energia che va ben oltre il dovere di cronaca. È qualcosa che noi, critici e amanti viscerali della cultura coreana, chiamiamo Jeong (정).
Il Jeong è un concetto quasi intraducibile: è un legame profondo, un senso di cura reciproca e di affetto che nasce dalla condivisione del tempo e dello spazio. È ciò che muove gli organizzatori e che spero possiate respirare tra le poltrone del cinema e i corridoi del festival in questi dieci giorni di immersione totale.
Quest'anno il festival non si limita a proiettare storie, ma porta a Firenze i volti che hanno cambiato la storia del cinema contemporaneo. L'attesa è febbrile per l'arrivo di Gong Yoo, un attore dalla sensibilità rara, capace di passare dalla malinconia esistenziale alla forza d'azione con una naturalezza che incanta le platee mondiali. Accanto a lui, il genio visionario di Yeon Sang-ho, un regista che ha saputo elevare il cinema di genere a critica sociale graffiante, ridefinendo i canoni della tensione cinematografica.
Ma il cinema è anche vibrazione invisibile, e la presenza del grande musicista Cho Sung-woo promette di svelarci il segreto di come le note diventino la spina dorsale dell'emozione filmica, trasformando una sequenza di immagini in un ricordo indelebile.
A decretare il vincitore del prestigioso "Festival Critics Award" per le sezioni Orizzonti e K-Cinema Today, sarà una giuria d'eccezione, specchio perfetto dell'incontro tra Toscana e Corea. Un team di professionisti che analizzerà le opere con sensibilità diverse: dal tocco sociale e autoriale del regista fiorentino Federico Micali, alla competenza mediatica del conduttore radiofonico David Pacifici.Insieme a loro, la visione indipendente del filmmaker Alessio Giorgetti, il gusto estetico e la ricerca visiva di Isabella Ahmadzadeh (docente IED) e la preziosa mediazione culturale della produttrice internazionale Kim Kyung-ok. A chiudere il cerchio, il carisma di Yoon C. Joyce, attore simbolo di questo ponte culturale, coreano di nascita e italiano d'adozione. Saranno loro a rintracciare l'eccellenza in un programma ricchissimo di film inediti e cortometraggi sperimentali.
Il direttore Gelli ha voluto fortemente che questa edizione fosse un’esperienza didattica e sensoriale. Non solo film finiti, ma il processo creativo "nudo". La Masterclass dedicata al Webtoon Universe rappresenta un ponte verso il futuro della narrazione cross-mediale.
Attraverso i workshop, il pubblico potrà finalmente toccare con mano il "dietro le quinte": dalla tecnica di ripresa alla composizione musicale, fino alla gestione della spinta emozionale che muove un attore sul set. È un'occasione unica per capire come l'artigianato coreano riesca a fondersi con le tecnologie più avanzate senza mai perdere l'umanità del racconto.
Un momento di particolare commozione sarà la proiezione di "Florence Knockin’ on You". Vedere la nostra Firenze attraverso gli occhi del regista Lee Chang-yeoul, e avere l'opportunità di dialogare con lui sui sentimenti provati nel girare tra i nostri vicoli, è un regalo immenso. È il cinema che si fa specchio: ci mostra la nostra stessa bellezza filtrata da una sensibilità diversa, eppure sorprendentemente vicina.
Oltre ai grandi nomi, il festival darà spazio a film inediti e cortometraggi sperimentali, gemme nascoste che rappresentano il cuore pulsante e ribelle della cinematografia di Seul.
Il festival sarà un'immersione totale nell'Hallyu e nelle sue tradizioni. L'esperienza inizierà ancora prima che si spengano le luci in sala: l'aperitivo coreano diventerà il rito propiziatorio per eccellenza, un momento di convivialità per preparare il palato e lo spirito alle meraviglie della serata.
Come critico cinematografico, il mio compito sarà analizzare le inquadrature e la struttura narrativa; come donna che nutre un amore profondo per la Corea, il mio unico desiderio è che vi lasciate travolgere.
Le istituzioni hanno garantito il supporto, gli sponsor hanno costruito la cornice, ma sarete voi — con la vostra curiosità e il vostro calore — a dare vita al festival
Andiamo a scoprire il cinema coreano, ma soprattutto, andiam a scoprire quella scintilla di Jeong che, per dieci giorni, ci renderà tutti un po' meno stranieri e molto più vicini.
s.tar⭐
KOREA FILM FESTIVAL
La 24ª edizione si preannuncia come un viaggio immersivo attraverso i generi e le nuove tendenze della Corea del Sud. Il programma includerà le sezioni più amate dal nostro pubblico:
Orizzonti Coreani: i migliori blockbuster e i campioni d’incassi in patria del 2025.
Korean Cinema Today: una vetrina preziosa sul cinema indipendente e le opere più personali.
Corto, Corti! & Webtoon: spazio ai nuovi linguaggi, dai cortometraggi ai celebri fumetti digitali coreani.
Non mancheranno masterclass, incontri con gli autori e approfondimenti culturali per vivere a 360° la cultura coreana a Firenze.