CENERI
SPETTACOLO e PROVE
SPETTACOLO e PROVE
Clicca sull'immagine per vedere il servizio realizzato da RAI 3.
Attraverso una drammaturgia essenziale e tagliente, il recitativo fornisce la struttura portante, dando voce al senso di smarrimento, alla perdita e al silenzio delle vittime. Queste parole si scontrano e si fondono con la danza contemporanea, il cui linguaggio, crudo e viscerale, traduce l'indicibile. Il corpo in scena diventa il campo di battaglia, l'espressione della sofferenza universale e della fragilità umana.
"Ci siamo chiesti cosa significhi celebrare il Natale quando, a pochi chilometri di distanza, intere popolazioni vedono la propria esistenza negata," spiega la regista. "Il nostro intento non è abolire la speranza, ma rifiutare l'indifferenza. La performance è un invito a risvegliare l'empatia attraverso l'arte."
Le immagini e le proiezioni video completano l'esperienza, fungendo da specchio tra la scena e la realtà globale, portando la testimonianza dei fronti di guerra e delle crisi umanitarie direttamente sul palcoscenico. L'azione è un percorso che va dalla denuncia all'interrogazione profonda: è possibile ricostruire la pace partendo dalla consapevolezza del dolore?
Dopo il grande successo e il servizio di RAI Tre, lo spettacolo "CENERI – Voci di un Natale negato" torna sul palco del Russell-Newton.Un progetto nato dalla mente creativa di Samantha Taruffi che mette al centro il coraggio degli studenti nel raccontare le contraddizioni del nostro tempo e il dramma della guerra attraverso gli occhi dei giovani.
"Ceneri" si spoglia degli ornamenti festivi per indagare le zone d'ombra della contemporaneità. Il cuore della rappresentazione è il contrasto tra il calore delle festività e il gelo dei conflitti bellici. Gli studenti del laboratorio, aiutati dagli attori della compagnia, hanno dato voce ai propri coetanei che vivono in zone di guerra, trasformando le classiche "lettere a Babbo Natale" in potenti manifesti politici e umani.
Non si chiedono doni, ma il diritto alla pace e alla dignità. In questo contesto, il nome della compagnia — Il Banco degli Scampoli — assume un significato profondo: recuperare frammenti di esistenze dimenticate per ricucire una narrazione corale che parla di speranza tra le macerie.
"Abbiamo chiesto speranza dove c'erano solo macerie. Abbiamo trasformato le ceneri in voci."